AMMONITI


Un importante giacimento fossile si trova sull’Alpe Turati presso l’Alpe del Vicerè. I reperti più significativi (oltre 40 specie) sono in mostra nelle sale V e VI del Civico Museo di Erba.

Una località unica in tutta l‘area compresa tra l‘Europa meridionale, l‘Africa settentrionale ed il Medio Oriente è l’Alpe Turati, ove si sono trovate decine di strati fossiliferi sovrapposti, testimonianza di quello che un tempo era il mare della Tetide.

I fossili più comuni sono rappresentati dai resti di molluschi cefalopodi estinti: le ammoniti. Esse vivevano in ambiente marino ed erano dotate di tentacoli per catturare le prede e di un sifone per muoversi. Nell’aspetto somigliavano molto agli appartenenti al genere Nautilus, ancora viventi: erano corredati di conchiglia conica spiraliforme appiattita, variamente ornata, che svolgeva funzioni protettive ed idrostatiche. La conchiglia era divisa in camere da setti, ma l’organismo ne occupava solo la più esterna.
Il nome “ammonite” proviene da Ammone, dio degli Etiopi, originariamente raffigurato con una testa di ariete dal corno ritorto, vagamente simile alla forma della conchiglia di questi organismi.
I reperti raccolti presso l’Alpe Turati sono visibili in una mostra permanente al Museo Civico Archeologico di Erba, in una sala dedicata alla paleontologia.
Per la loro rapida evoluzione e grande diffusione nei sedimenti marini, le ammoniti sono utilizzate come fossili guida: le forme delle loro conchiglie e le decorazioni aiutano gli esperti a datare l’età delle rocce.
Per questo motivo L‘Alpe Turati è fondamentale non solo per la comprensione dell‘evoluzione delle ammoniti durante il Giurassico Inferiore, ma per la ricostruzione della storia delle Alpi meridionali durante quell’era, quando vi era un oceano dalla cui scomparsa ebbe origine la catena alpina.

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